2017 Vs 2018

Lascio quest’anno alle spalle con più dolore addosso, cicatrici al cuore che rimarranno lì, anche se a fatica cercheranno di rimarginarsi.

Il 2017 è stato per me l’anno delle rivelazioni; ho capito quanto dolore si prova a perder persone care, quanto sia fragile l’animo umano, ma anche quanto io sia forte e quante persone mi stanno intorno che mi amano e sono pronte ad offrirmi una mano per rialzarmi.

Caro 2018, adesso mi rivolgo a te, spero porti un po’ di serenità e anche se non tutto andrà secondo i miei piani, non m’importa, avrò la forza necessaria ad affrontarti.

E adesso voglio parlare a te, proprio tu che mi stai leggendo! Anche se quest’anno ormai trascorso non è stato il migliore che tu abbia trascorso, ricorda che non sei solo e che non devi mai perdere la speranza in un futuro migliore!

Auguri!

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Rondini impazzite

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Il sole è ormai alto già da un po’ e un vento leggero annuncia l’arrivo dell’autunno.

Apro la finestra e a occhi chiusi inspiro l’aria fredda che mi sveglia all’istante.

Alzo lo sguardo e sagome nere librano nell’aria, mostrandosi in tutta la loro eleganza.

Rondini impazzite volano davanti ai miei occhi, si stanno preparando per partire alla ricerca di un posto migliore, e io vorrei unirmi a loro per sentirmi parte di un qualcosa e per trovare anch’io quel posto che mi scaldi la pelle e il cuore.

 

Il vento

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Il vento mi accarezza dolcemente i capelli, mi infonde calma, quella che da un po’ ho perso nei meandri della mia persona.

Mi sussurra parole dolci, è ammaliante come un serpente con la sua preda; io chiudo gli occhi e mi lascio cullare da lui e dalla sua dolcezza.

Piano piano si affievolisce, mi costringe ad aprire gli occhi, a tornare coi piedi per terra e coi pensieri alla realtà.

 

Luci blu

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Luci blu irrompono nel cuore della notte, il loro luccichio si riflette dovunque io guardi, è inevitabile. Un rumore insistente avvisa che sono lì e martella sempre più dentro la mia testa e proprio lì al centro del mio petto; cerco di coprire il suono con le mani sulle orecchie ma le luci maledette espandono il loro colore in casa e filtrano dalle spesse tende per farmi notare che loro sono lì.

C’è sofferenza nell’aria, la respiro con le lacrime agli occhi, rumori e poi ad un tratto più nulla; il suono penetrante s’arresta di colpo, vedo il tuo viso sofferente nascosto da una maschera, il respiro manca sia a te che a me, i tuoi occhi sono chiusi, non ce la fanno proprio a guardare quelle maledette luci che sono venute a prenderti e io le odio, insieme a te.

Cerco il tuo sguardo prima che tu parta, il tuo petto fa piccolissimi e impercettibili movimenti che il cuore ti impone di fare, ma tu sei stanca e non ce la fai più a lottare ancora.

Le porte si chiudono, le maledette luci blu sono sempre accese, il rumore insistente comincia a farsi di nuovo vivo e tu ti allontani da me, per sempre.

E’ passato quasi un mese da quando quelle luci blu ti hanno portata via da me e solo oggi riesco a scrivere qualche riga, perché è difficile aprire gli occhi e dover accettare che non è solo un brutto sogno, e tu nonna, non mi chiamerai più quando avrai bisogno di me.

 

 

“Piangi come una femminuccia”

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Sono anni che sento da dire ai genitori “Piangi come una femminuccia” ai propri figli maschi, quando cominciano a piagnucolare e proprio non vogliono smetterla.

“Che fai, giochi con le bambole? Ma quello è un gioco da bambine!”

“Ma dai non fare così, che non sei una femmina”

Quante volte avete sentito dire queste cose? Io moltissime, e adesso davvero non ce la faccio più e in una giornata come oggi in cui si festeggiano tutte le donne del mondo, scrivo per “denunciare” tutto questo.

Dovreste smetterla di crescere figli maschi inculcandogli che la donna è un essere debole e vulnerabile, il così detto “sesso debole”. Le donne non hanno niente a che fare con la debolezza, è vero che alcune sono insicure e gli altri si divertono a fare leva su quell’insicurezza per violentarle psicologicamente e in alcuni casi anche fisicamente.

Le donne hanno una forza inspiegabile; si rialzano quando sembra che la terra le manchi sotto i piedi, mostrano un sorriso quando la loro vita fa schifo, fanno tutto con amore anche se questo non sempre è ricambiato, darebbero la vita per i propri figli, hanno coraggio ad affrontare la vita in un mondo sempre più maschilista che sminuisce sempre più la figura femminile.

Quindi se un giorno avessi un figlio maschio, per me sarebbe un dono se si comportasse più come una donna e non le sminuisca mai, ma le apprezzi per quegli esseri speciali che sono!

Ps: Ci tengo a precisare che non ho nulla contro gli uomini, ma piuttosto con le persone che tendono a svalutare la figura della donna. Questo post l’ho scritto come “inno” alla grandezza delle donne e specialmente alla mia donna: mia madre che per vent’anni ha subìto un qualcosa di inaccettabile per amor nostro, e ha dimostrato tenacia e grande forza!

Auguri donne!

C’è una ragazza lì

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C’è una ragazza lì, proprio di fronte a me e io la sto fissando. Ha uno sguardo spento senza quel luccichio che dona la vita e la felicità, fa un mezzo sorriso ma la gioia è ben lontana da quella falsa bocca e dal suo viso.

Si sente sola e lo si capisce da come tiene strette le braccia intorno al suo ventre, come se desiderasse tanto che ci fosse qualcun altro che la sta abbracciando, ma le sue mani non s’intrecciano a quelle di nessuno. È delusa perchè veste panni che non sono i suoi e tutto quel mondo intorno le sta stretto, sente il bisogno di evadere.

Continuo a guardarla, ha gli occhi castani e i capelli arancio e continua a fissare lo specchio di fronte a lei.

Sorridi sempre!

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Sorridi anche se la vita ti dà mille motivi per non farlo, tu sorridi, sorridi sempre! Sorridi allo sguardo dolce di un bambino, a due vecchietti che paseggiano e si tengono le mani teneramente, sorridi a una giornata di sole.

Sorridi sempre e comunque perché anche se è dura, è tutto più facile se affrontato con un sorriso!

Recensione “Nessuno si salva da solo”

La neve è arrivata, il freddo “polare” anche, quindi non c’è niente di meglio che starsene a casa con la compagnia fedele del tepore del caminetto, una tazza di tè caldo allo zenzero (perchè sono anche influenzata!) e un buon libro che allieta queste fredde giornate “nevose”.

Non avevo mai letto nulla della Mazzantini ma poi mi è stato regalato “Nessuno si salva da solo” dalla mia amica per Natale e così, piena di curiosità e aspettative (dato l’amore incondizionato della mia amica per quest’autrice), ho letto il mio primo suo romanzo.

nessuno-si-salva-da-solo-recensioneTitolo: Nessuno si salva da solo

Autore: Margaret Mazzantini

Editore: Mondadori

Data pubblicazione: marzo 2012

Pagine: 192

Prezzo cartaceo: 13,00€

Prezzo ebook: 6,99€

sinossiDelia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all’aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia.
Sono ancora giovani – più di trenta, meno di quaranta, un’età in cui si può ricominciare. La loro carne è ancora calda e inquieta. Dove hanno sbagliato? Non lo sanno. La passione dell’inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Cresciuti in un’epoca in cui tutto sembra già essere stato detto, si scambiano parole che non riescono a dare voce alle loro solitudini, alle loro urgenze, perché nate nelle acque confuse di un analfabetismo affettivo. Eppure parole capaci di bagliori improvvisi, che sanno toccare il nucleo ustionante dei ricordi, mettere in scena sul palcoscenico quieto di una sera d’estate il dramma senza tempo dell’amore e del disamore.

recensioneÈ un libro diverso da tutti gli altri che ho letto finora e lo si nota già dall’inesistenza di capitoli e soprattutto, dall’originalità con cui la Mazzantini scrive. È capace di descrivere con maestria le debolezze e le paure umane. Racconta di un grande amore, quello di Gaetano e Delia che poi piano piano si sgretola senza un motivo o i motivi sono numerosi , forse avrebbero potuto fare di più, lottare per il loro amore senza mai arrendersi, senza mai lasciare da solo l’altro perché come dice quella figura tenera dell’anziano incontrato per caso, nessuno si salva da solo e questo lo capiscono anche loro, quando forse è troppo tardi o ancora no?

Ho “divorato” il romanzo in un giorno e mezzo, ho amato per lo stile con cui è stato scritto, per l’originalità dei personaggi descritti nitidamente ognuno con i suoi pregi, difetti e debolezze, quello che mi è piaciuto meno però è stato il finale perché mi sarei augurata altro ma non svelo niente, bisogna leggerlo e gustarselo fino all’ultima pagina.

Recensione “Il quaderno azzurro”

“Il quaderno azzurro” mi è stato consigliato da una mia amica e io affascinata dalla bella copertina con il mio colore preferito che fa da sfondo, non ho voluto sapere nemmeno la trama del libro fidandomi dei suoi gusti e l’ho preso in prestito.

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Titolo: Il quaderno azzurro
Autore: James A. Levine

Editore: Edizioni Piemme

Data pubblicazione: maggio 2010

Pagine: 272

Prezzo: 10,00sinossi

Batuk ha quindici anni e due tesori: la sua bellezza e una matita. Viveva in campagna prima di essere venduta dalla famiglia, costretta dall’indigenza, alla tenutaria di un bordello. Da sei anni Batuk è prigioniera nella strada delle prostitute bambine, chiusa in una gabbia che lei chiama nido, affacciata sul vortice senza speranza delle vie di Mumbai. La bellezza le garantisce un trattamento di favore nella realtà agghiacciante che la circonda, ma l’unico modo per sfuggire all’orrore quotidiano è la sua capacità di dare voce al suo mondo interiore. Perché Batuk crede nella forza delle parole, nel loro potere consolatorio.
E così, procuratasi un quaderno azzurro, che nasconde segretamente in uno strappo del materasso, Batuk comincia a scrivere le sue storie: storie vere, come la sua e quella dei suoi compagni di schiavitù, e storie di fantasia, grazie alle quali riesce a spiccare il volo, dando un senso e una speranza alla sua esistenza. Sarà proprio la scrittura a permetterle di ribellarsi di fronte all’ennesimo gesto di cinismo e di spietata violenzarecensione Scordatevi della gioia e senso di libertà che infonde la copertina perchè il suo interno è tutt’altro, ma tranquilli mi spiego meglio. Il libro mi è piaciuto e anche tanto, ma le sensazioni che ti infonde la copertina, non corrisponde alla storia che invece c’è al suo interno.
Racconta infatti di una realtà cruda, di quelle che ti lasciano a bocca aperta tanto sconvolgono, di prostitute bambine come la protagonista Batuk che per dare un tono più decoroso al “lavoro” che lei stessa deve assolvere, parla di “fare torte”, di uomini crudeli incapaci di provare anche solo un briciolo di umanità!

Questo libro mostra l’immagine della donna vista dall’uomo solo come un oggetto su cui sfogare le proprie voglie sessuali, senza curarsi minimamente della donna che si ha dinanzi come essere umano, come un essere razionevole e capace di provare emozioni.

In definitiva, è un libro che consiglio vivamente soprattutto a chi ha voglia di conoscere storie forti che raccontano di un contesto non lontano dalla realtà, raccontato con un linguaggio duro ma che ti porta a continuare a leggerlo fino all’ultima pagina.